I materiali

 
Alcuni abstracts dalle ricerche svolte durante il percorso formativo e professionale.

Per consultare i materiali nella versione integrale scrivere a:

 

f.meriggioli@gmail.com

 

 

y       “Vivissime condoglianze. L’ossimoro al servizio della negazione del lutto”

 La morte di una persona cara è un evento con cui purtroppo, prima o poi, ognuno si dovrà confrontare. Ma come viene vissuta l’esperienza della perdita?

Il lavoro di elaborazione del lutto è un lavoro faticoso, carico di sofferenza e di dolore, spesso differenti emozioni si accavallano tra loro e cercano multiple vie di espressione e di sfogo.

Molto spesso è utile e necessario socializzare questo dolore, condividerlo con gli altri per renderlo più tollerabile, per stemperare la sua intensità, ma anche parteciparlo a fianco dei familiari creando una sorta di rete di salvataggio.

È proprio da queste considerazioni comuni a tutti che nasce l’esigenza di uno studio sui modi in cui viene condivisa la sofferenza per la morte dei propri cari, con particolare riguardo a come viene tradotta linguisticamente.

Attraverso un’analisi statistica, linguistica e psicologica dei necrologi pubblicati su diversi quotidiani emerge in modo quasi tangibile la diversa portata del dolore: non è uguale se a lasciarci è un bambino o un anziano, non è uguale il ricordo che lascia, non è ugualmente facile farsene una ragione.

 

 

 

y       Gli strumenti della prevenzione e dell’intervento nei casi di bullismo e devianza minorile

 

Negli ultimi anni si è osservato un aumento degli episodi di prepotenza nelle scuole e ciò ha reso necessario condurre un’attenta analisi del problema. Il fenomeno viene indicato con il termine bullismo e si è compreso che “alla base della maggior parte dei comportamenti sopraffattori c’è un abuso di potere e un desiderio di intimidire e dominare” (Sharp e Smith, 1994).

Il bullismo è un processo dinamico in cui persecutore e vittima sono entrambi coinvolti con posizioni diverse nella scala del potere e del prestigio e agiscono all’interno di un determinato contesto dove altri attori svolgono diversi ruoli. È quindi un processo che appartiene all’ambito delle relazioni e che va necessariamente considerata all’interno del più ampio contesto sociale.

Lo studio della devianza implica la considerazione dei processi interattivi e ricorsivi di soggetto, comportamento, norma e reazione sociale; per questo motivo, per agire sul bullismo in quanto manifestazione della devianza, è necessario lavorare sulle relazioni. Gli obiettivi di un intervento anti-bullismo sono duplici: da un lato ridurre e prevenire il fenomeno, dall’altro migliorare le relazioni tra coetanei e promuovere delle condizioni che consentano ai bulli e alle vittime di modificare i loro stili comportamentali.

 

 

y       Una storia semplice. Dal racconto di Sciascia al film di Greco

 

Il  cinema  molto  spesso  attinge  i  suoi  soggetti  dalla  produzione  letteraria,  sia  alta  sia  di consumo, ma elabora poi nuove possibilità narrative collegate all’uso dello spazio e del movimento e alla sua forma di comunicazione sinestesica.

Il  confronto  tra   il letterario  e il  filmico  comporta  dunque capacità di  interpretazione, cioè l’impegno a capire quali configurazioni filmiche si producono a partire dal testo, come il referente letterario è stato elaborato  all’interno della dimensione spettacolare, attraverso quali modi, secondo quali tecniche si è organizzata la storia sullo schermo e, naturalmente, con quali effetti.

Lo stile narrativo dell’autore siciliano sembra fatto apposta per il cinema; i suoi libri sono una sorta di presceneggiatura, di “treatement”, a cui mancano solo le necessarie articolazioni cinematografiche. I soggetti delle sue opere, storie di mafia, delitti, casi misteriosi, sono espressione della realtà siciliana e della società italiana in cui Sciascia è vissuto, ma portano con sé anche una grande attualità.

 

 

 

y       Studio delle dinamiche in un gruppo terapeutico di pazienti borderline

 

Per analizzare le dinamiche di gruppo è utile ricollegarsi alla metafora proposta da Anzieu (1979) del “gruppo come organismo vivente” e tenerla sempre presente nel corso dell’intera analisi.

Si osserva come il bisogno iniziale dei pazienti sia quello di tentare di costituirsi come unità ricercando l’uno nell’altro e l’uno con l’altro aspetti che li accomunano, nelle problematiche attuali così come nelle storie pregresse.

Contemporaneamente, poi, appare anche il tentativo di differenziarsi dall’esterno, da chi è fuori dal gruppo, nel tentativo di costruire un senso di appartenenza e di valorizzare la partecipazione ad un gruppo terapeutico.

I pazienti sono impegnati nella ricerca e nella costruzione di un confine e di un legame, in una serie di “tentativi di entrare in contatto con i propri vicini più immediati, cioè, di ritrovarsi in una pelle comune con loro” (Anzieu, 1979).